Carcere non obbligatorio in caso di stupro: “Ennesimo passo indietro”. Mercoledì 15 febbraio incontro del Coordinamento Donne della CGIL di Catania

CGIL Catania – Mercoledì 15 febbraio 2012 riflessione, alla Camera del Lavoro etnea, delle Donne Cgil sulla sentenza della Corte di Cassazione sul carcere non obbligatorio in caso di stupro
La recente sentenza della Corte di Cassazione che ha stabilito la non obbligatorietà del carcere in presenza di reato per stupro di gruppo non poteva non destare sconcerto.
Anche le donne della CGIL di Catania esprimono la più totale indignazione e offese alla dignità femminile davanti ad una sentenza che fa arretrare di molto la condizione di chi é vittima di violenza di genere. Rispetto a questo tema, il Coordinamento Donne della CGIL di Catania organizza un incontro per mercoledì 15 febbraio alle ore 16 in via Crociferi 40 per avviare una riflessione tra le lavoratrici e il gruppo dirigente.
“Si tratta di un ennesimo passo indietro e a rimetterci è ancora una volta la parte più debole, ossia le donne vittime di violenze – commenta Erica Sapienza, responsabile del coordinamento donne della CGIL di Catania – questa sentenza ribadisce quello che già nel 2010 aveva detto la Corte Costituzionale, concedendo misure alternative a stupratori di gruppo. Vogliamo ricordare che questo reato bestiale segna per sempre la vita di una donna e che ci batteremo in ogni modo perché ci sia un cambio rotta della giustizia italiana oggi estranea e priva di sensibilità nei confronti delle donne. Abbiamo fiducia nel Ministro Severino e siamo certe che lei saprà ascoltare il dolore e l'indignazione che oggi ogni donna prova venendo a conoscenza di questo giudizio della Cassazione”.
E prosegue Luisa Albanella, segretaria confederale della Camera del lavoro: “Le associazioni delle donne e le donne parlamentari, negli ultimi anni hanno lavorato insieme per portare avanti la legge 38/2009 che condanna lo stalking. Purtroppo la violenza sessuale è spesso il risultato dello stalking o della persecuzione della vittima che alla fine andrà a subire violenza”.
Ed ancora, continuano le due sindacaliste, “chi ci dice che quegli “uomini” costretti agli arresti domiciliari in fase di indagine non inquinino le prove e non rappresentino per la comunità un messaggio di impunità?


