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Gianluca Patanè rieletto segretario generale Slc Cgil Catania
 
 
 
 
Gianluca Patanè è stato rieletto segretario generale della Slc Cgil di Catania, il sindacato dei lavoratori della comunicazione, con 58 voti favorevoli e 1 astenuto. L’elezione è avvenuta stamattina nel corso dei lavori congressuali che si sono tenuti nel salone “Russo” di via Crociferi. Patanè ha posto l’accento sull’avvento che l’industria 4.0 potrebbe avere nella nostra città ,una delle più importanti sfide di politica industriale dei prossimi anni, a cui deve però seguire un progetto di lavoro 4.0.
Per questo è necessario, secondo la SLC Cgil, un confronto sui trattamenti economici e normativi connessi allo svolgimento delle attività degli operatori della rete, e in questo senso, “la professionalità dei lavoratori di TIM SpA pone le condizioni perché nell'arco di vigenza del nuovo contratto aziendale, affinché il livello 5 diventi il livello di riferimento”.
Diversa la situazione nelle altre due grandi aziende del comparto delle telecomunicazioni, WINDTRE e Vodafone, “dove noi della SLC rappresentiamo la maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori; lì siamo riusciti a sottoscrivere due importanti accordi per la difesa ed il mantenimento del perimetro occupazionale, dimostrazione efficace di come sia oggi necessario applicare la contrattazione di anticipo”.
Per il comparto delle telecomunicazioni in generale, i prossimi anni saranno fondamentali per la creazione di quelle condizioni necessarie a rendere sostenibile un settore che è passato da una prima fase di accordi migliorativi rispetto al CCNL, ad una seconda fase di accordi difensivi finalizzati a salvaguardare i livelli occupazionali.

“Il processo di rinnovo contrattuale è al momento fermo, a fronte del tentativo da parte delle grandi aziende del settore, di destrutturare i diritti acquisiti in anni di lotte sindacali; - ha aggiunto Patanè - una tendenza che non risparmia neanche i colossi del comparto, a partire da Telecom (che con la disdetta del contratto integrativo ha causato perdite economiche ingenti per i lavoratori), Almaviva Contact (che nel 2017, con la chiusura del sito di Roma, ha di fatto creato le condizioni per il più grande licenziamento collettivo degli ultimi trent'anni), Wind/3 (la cui fusione è “costata” l'esternalizzazione di 900 lavoratori), Ericsson (che nel mese di Luglio 2017 ha inviato 180 lettere di licenziamento a dipendenti con più di trent'anni di servizio).
L’estensione della crisi non ha risparmiato neanche le centinaia di piccole e medie imprese delle quali spesso, mediante il prezioso contributo e il fattivo intervento delle organizzazioni sindacali, è stato possibile scongiurare la chiusura dei siti favorendo il mantenimento occupazionale e/o i processi di ricollocazione dei lavoratori, come nel caso della vertenza del call center Qè.

Un’azienda sulla quale pendeva un buco di bilancio pari 6,5 milioni di euro dovuto ad una mala gestione imprenditoriale, che da un giorno all’altro, a seguito del fallimento della società, ha lasciato sul lastrico oltre 500 lavoratori e le loro famiglie.
Dopo una lotta fatta di alti e bassi, vittorie di Pirro e stalli istituzionali, dopo più di un anno di confronto e dopo aver partecipato più volte a tavoli istituzionali, regionali e nazionali, siamo riusciti a coinvolgere un imprenditore locale ed ottenere la riallocazione sul territorio di volumi di lavoro che altrimenti sarebbero andati persi.
Una battaglia vinta che non deve farci distogliere lo sguardo da quante non si concludono con un lieto fine: In italia ci sono circa 80.000 lavoratori call center, quasi 20.000 solo in Sicilia ed 8.000 di essi sono dislocati nel territorio catanese.
Soggetti ad attività ripetitive e logoranti, legati ad aziende asservite alle committenti, costretti ad avere diversi contatti di lavoro pur svolgendo la medesima mansione e tenuti sotto scacco dallo stress della produttività i lavoratori possono essere considerati a buon dire “i metalmeccanici del XXI’ secolo”.

Rmdn