Home Tutte le News Notizie CGIL Catania “No DDL Pillon”: 4 e 5 maggio raccolta firme
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Catania, 4 e 5 maggio raccolta firme Comitato “No DDL Pillon”
 
 
 
Nel pomeriggio dalle 16,30 alle 20,30 in via Etnea a Catania lato Villa Bellini, di fronte Savia. Iniziativa promossa da Sham Officine, Cgil, Uil, la Ragna-Tela, RiVolta Pagina, Udi Catania, FemminiStorie, Centro antiviolenza Galatea, Sunia, Centro Antiviolenza Thamaia Onlus, Federconsumatori, Auser Catania, Esna Consulenze di genere
 
L’iniziativa è promossa dal Comitato “No DDL Pillon di Catania” di cui fanno parte Sham Officine, Cgil, Uil, la Ragna-Tela, RiVolta Pagina, Udi Catania, FemminiStorie, Centro antiviolenza Galatea, Sunia, Centro Antiviolenza Thamaia Onlus, Federconsumatori, Auser Catania, Esna Consulenze di genere.
Il DDL proposto dal Senatore Pillon sulla revisione delle norme in materia di separazione, divorzio e affido dei minori, “ci porta indietro di 50 anni e intende trasformare le vite degli ex coniugi e dei loro figli/e in un percorso ad ostacoli, - si legge nel volantino manifesto del Comitato- che a parole vorrebbe conciliare i loro problemi, ma di fatto crea maggiori contrasti, imponendo regole che stravolgerebbero la vita proprio di quei figli che vorrebbe tutelare.
L’iniziativa legislativa mira infatti a ristabilire il controllo pubblico sui rapporti familiari e nelle relazioni attraverso interventi disciplinari, con una compressione inaccettabile dell’autonomia personale dei/delle singoli/e”.
 
Il Comitato deve dunque No alla MEDIAZIONE OBBLIGATORIA perché “ la mediazione ha come presupposto la scelta volontaria delle parti e relazioni simmetriche non segnate dalla violenza - si legge ancora nel Volantino- . Nella proposta Pillon, l’obbligo di mediazione viola apertamente il divieto previsto dall’art. 48 della Convenzione di Istanbul, mette in pericolo le donne che fuggono dal violento, oltre a generare uno squilibrio tra chi può permettersi questa spesa e chi non può, perché non è previsto il patrocinio per i meno abbienti.
Diciamo NO all’imposizione di tempi paritari, alla doppia domiciliazione/residenza dei minori, che comportano la divisione a metà dei figli/e considerati alla stregua di beni materiali. Il principio della bigenitorialità, così applicato, lede il diritto dei minori alla stabilità, alla continuità, ed alla espressione delle loro esigenze e volontà, riportando la genitorialità al concetto della potestà sui figli anziché a quello della responsabilità, già acquisito in sede europea e italiana come principio del rapporto genitori/figli.
Diciamo NO al MANTENIMENTO DIRETTO perché presuppone l’assenza di differenze economiche di genere e di disparità per le donne nell’acceso alle risorse, nella presenza e permanenza sul mercato del lavoro, nei livelli salariali e nello sviluppo della carriera.   Cancellare l’assegno di mantenimento a favore dei figli dà per scontato che ciascun genitore sia nella condizione di dare al figlio pari tenore di vita. Ciò nella maggioranza dei casi non è vero, come i dati Istat confermano.
 
La disparità di capacità economiche dei genitori comporterà una disparità di trattamento dei figli quando saranno con l’uno o l’altro genitore. 
Diciamo NO al PIANO GENITORIALE perché incrementa le ragioni di scontro tra i genitori e pretende di fissare norme di vita con conseguenti potenziali complicazioni nella gestione ordinaria della vita dei minori. Non si possono stabilire in via preventiva quali saranno le esigenze dei figli, che devono anche essere differenziate in base alla loro età e crescita. Il minore con il DDL Pillon diventa oggetto e non soggetto di diritto.
Diciamo NO all’introduzione del concetto di ALIENAZIONE PARENTALE proposta dal DDL che presuppone esservi manipolazione di un genitore in caso di manifesto rifiuto dei figli di vedere l’altro genitore, con la previsione di invertire il domicilio collocando il figlio proprio presso il genitore che rifiuta e conseguente previsione di sanzioni a carico dell’altro che limitano o sospendono la sua responsabilità genitoriale. Si contrasta così la possibilità per il minore di esprimere il suo rifiuto, avversione o sentimento di disagio verso il genitore che si verifichi essere inadeguato o che lo abbia esposto a situazioni di violenza assistita”.
Ultimo aggiornamento Martedì 30 Aprile 2019 13:19