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Iniziato XVI Congresso Provinciale Cgil Catania
 
 
È iniziato, con l’accreditamento dei delegati, il 16° Congresso provinciale della Cgil di Catania in presenza del segretario nazionale Gianna Fracassi, del segretario di Cgil Sicilia, Michele Pagliaro e di molti segretari regionali. A dare inizio ufficialmente ai lavori è stata la dichiarazione di apertura di Sonia Alom a cui è seguita la relazione del segretario generale Giacomo Rota che è stata suddivisa in quattro parti: analisi delle vertenze in corso e dei dati relativi al contesto socioeconomico catanese e siciliano, rapporti con le istituzioni regionali, locali e con gli altri sindacati, illustrazione delle politiche nazionali e locali della Cgil, sottolineatura dell’anima antifascista (anche a fianco dell’Anpi i cui rappresentanti erano presenti ai lavori), antimafiosa e a pieno favore dell’accoglienza. Un documento dal titolo chiaro “Catania è. Per un lavoro libero, contro la mafia e contro tutti i fascismi”, introdotto da una citazione di Di Vittorio e arricchito con molti dati inediti del Centro Studi Cerdfos e pensieri di Luciano Lama e Gino Giugni, che ha ripercorso gli ultimi quattro anni di Catania vista con gli occhi del sindacato più rappresentativo, e della vita interna allo stesso sindacato. Ma anche un documento di lucida critica e autocritica.
 
“La Cgil ha svolto un contrasto ai vari governi che è stato puntuale e puntiglioso, utilizzando le armi di sempre, e cioè gli scioperi e le manifestazioni di piazza, alle quali ha aggiunto la proposta di legge avente per oggetto la Carta Universale dei diritti con le conseguenti raccolte di firme - ha detto Rota -. Questi strumenti di lotta li abbiamo usati e continueremo a farlo a fronte di governi insensibili e irrispettosi delle lotte di milioni di lavoratori, e purtroppo tra questi governi, cari compagni, ci sono stati anche quelli di centrosinistra. Lo dico con amarezza ma senza remore: il Pd ha tradito il mondo del lavoro e porta le stigmate di questa responsabilità, che si chiamano Jobs Act o Buona Scuola, solo per fare alcuni esempi”.
Inevitabile l’accento alla legge Fornero: “Un’ autocritica va fatta però, ad esempio a proposito della nostra battaglia condotta contro la Legge Fornero; col senno del poi possiamo dire che le tre ore di sciopero sono state insufficienti. Vivevamo una fase drammatica in cui si gridava alla fine dell’Italia, si pensava che saremmo stati commissariati dall’UE da un momento all’altro. La Cgil ha forse peccato di eccessiva responsabilità nei confronti del Paese? Forse. Ma è troppo facile dirlo adesso”.
 
Poi il sindacato a Catania, con le sue firme contro i voucher, la sua manifestazione al Porto a sostegno dei migranti “sequestrati” da Salvini a bordo della “Diciotti”, col suo forte abbraccio al sindaco di Riace Mimmo Lucano, e ovviamente con le sue lotte sindacali quotidiane.
I rapporti con le istituzioni locali sono stati illustrati con chiarezza di toni e di intenti:
“Riteniamo che il presidente della Regione, Nello Musumeci, abbia le potenzialità per fare bene il suo lavoro ma, in questo momento, appare assolutamente impantanato in situazioni dalle quali non riesce a venire a capo. Ci sono tante, troppe importanti e difficili questioni aperte, ma ancora non arrivano le risposte, neppure sui temi di massima”. Le critiche alla Regione riguardano soprattutto Consorzi di bonifica, lavoro forestale, formazione professionale e il ritardo su impegni presi in un passato recente, come ad esempio sul delicato fronte sanità. “Chiediamo, dunque, al Presidente Musumeci ed al suo Governo più coraggio, più capacità di programmazione e più voglia di concertazione”. Alla neo amministrazione comunale Pogliese, la Cgil di Catania chiede di mantenere la promessa della concertazione soprattutto in vista dell’imminente scioglimento, nel bene o nel male, del “nodo dissesto”, e di confermare la cabina di regia sul Patto per Catania.
 
Ripercorrere le vertenze è stata un’occasione per fare il punto sui drammi lavorativi ancora aperti (il doloroso caso Myrmex) alle vittorie ottenute con la concertazione (il reinserimento lavorativo dei 105 lavoratori del bacino prefettizio), dalle preoccupazioni per settori a rischio infiltrazione mafiosa come quello dei rifiuti o dei traporti, alla speranza che la microelettronica a Catania possa ridiventare il traino di una rinata Etna Valley. E ancora, le periferie, il rischio sismico, gli anziani, gli studenti, i disabili, la forte preoccupazione per la tenuta del welfare cittadino e di servizi base come gli asili nido; ma anche il lavoro delle donne della Cgil per le donne . È stato fortissimo il richiamo all’unità sindacale con Cisl, Uil e Ugl, ricambiato con passione sindacale dagli interventi dei segretari generali delle tre sigle presenti in sala. Presenti ai lavori il sindaco di Catania, Pogliese , che ha confermato l’intenzione di mantenere la cabina di regia sui lavori del Patto, di onorare la promessa della concertazione e di lottare sino in fondo la partita contro il dissesto. “Nel rispetto del reciproci ruoli, insieme per Catania ce la dobbiamo o possiamo fare”.
Oltre al primo cittadino di Catania e a molti sindaci dei comuni dell’hinterland, erano presenti il questore Alberto Francini, il vice prefetto vicario Enrico Gullotti, il direttore del Centro per l’impiego, Salvatrice Rizzo, il direttore dell’Ufficio scolastico provinciale, Gaetano Marziano, il segretario generale della CNA, Andrea Milazzo e il direttore Floriana Franceschini, il segretario di Lega Coop, Giuseppe Giansiracusa, il presidente di Confcooperative regionale Gaetano Mancini, e il direttore Luciano Ventura, il presidente Aiop, Ettore Denti, il presidente Comitato INPS Catania, Pippo Rizzo, il direttore regionale Piccole Imprese, Totó Bonura   e i segretari generali di CISL, UIL e Ugl di Catania, Maurizio Attanasio, Enza Meli e Giovanni Musumeci.
 
Rmdn
 
Ultimo aggiornamento Martedì 23 Ottobre 2018 22:35