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Catania. “GestAzioni”  attori a convegno per la Cgil
 
 
“Il Sindacato è il soggetto che può unire le vostre richieste veicolo per chiedere una risposta politica”.
Lo ha detto Emanuela Bizi, della segreteria nazionale del Slc-Cgil, il Sindacato dei lavoratori della Comunicazione Produzione culturale nel corso del convegno “GestAzioni, Scenari culturali” dedicato alla crisi del lavoro degli artisti, organizzato dalla Cgil e svoltosi nel centro Zo di Catania. Dopo i saluti del direttore dell’Ufficio scolastico provinciale Emilio Grasso, a dare il benvenuto ai partecipanti è stato Giacomo Rota, segretario generale della Camera del Lavoro etnea, il quale ha sottolineato “l’assordante silenzio delle istituzioni su questo tema”.
“Ci dobbiamo parlare – ha poi detto Emanuela Bizi nel suo intervento d’apertura – perché la categoria degli artisti in Italia è bistrattata. E questo anche perché gli attori non conoscono i propri diritti, non conoscono, per esempio, il contratto nazionale. Eppure gli artisti sono gli insegnanti degli adulti e gli effetti dell’incultura sono sotto gli occhi di tutti. Sono Teatro e Cinema a consentire al cittadino di acquisire senso civico”.
Per la Bizi servono dunque un compenso equo come riconoscimento della professionalità degli artisti., un ammortizzatore di continuità - chiesto anche dall’Europa – e un Osservatorio sul lavoro nello spettacolo.
 
Aldo Toscano, coordinatore provinciale Slc-Cgil-Sai (Sezione attori italiani) ha parlato su “Vita d'artista: le ragioni di un'azione condivisa per costruire il teatro del futuro”.
Un’indagine che, ha detto Toscano, ha sancito come gli attori non conoscano l’attività sindacale in questo settore.
“Eppure – ha detto - l’unica forza che può cambiare le cose è l’unità della categoria della produzione culturale pubblica e privata. E un investimento sulla Cultura che in altri Paesi è obbligatorio in tempi di crisi economica, perché soltanto così possono creare scenari futuri e far crescere la qualità della vita”.
Toscano ha parlato di attori costretti a un secondo lavoro per poter condurre una vita dignitosa perché le paghe sono bassissime.
Gianni Torrenti, che è stato assessore regionale allo Spettacolo del Friuli Venezia Giulia e ha firmato una legge regionale nel 2014 considerata all’avanguardia.
Torrenti ha parlato di “Uno spropositato numero di attori rispetto alla capacità del mercato” e della necessità di un sistema di valutazione trasparente e di liberare i teatri dai debiti dando i contributi in anticipo e con una prospettiva di dieci anni.
 
“Dobbiamo dimostrare - ha detto - che la Cultura sia un investimento e dobbiamo farlo attraverso la rendicontazione”.
Orazio Torrisi, produttore e regista teatrale, ha parlato di “Diseguaglianze da annullare tra pubblico e privato: le prove non pagate dai privati è causato anche da disparità nella distribuzione delle risorse”.
Occorre dunque superare le differenze nell’erogazione dei contributi e dare, attraverso parametri obiettivi, trasparenza alle valutazioni. E creare “Sinergie, collaborazioni tra pubblico e privato per creare nuovi posti di lavoro”.
Tra le relazioni, anche quella di Giuseppe Oliva, direttore del Patronato Inca Cgil Catania, che ha sottolineato la necessità di passare “Dalla tutela individuale a quella collettiva”.
Nel dibattito sono poi intervenuti Loretta Nicolosi, responsabile di dipartimento Cgil per il Teatro Massimo Bellini, Antonio Giardinieri, responsabile di dipartimento Cgil per il Teatro Stabile etneo, Turi Greco, operatore culturale e l’attore Carlo Ferreri.
Ultimo aggiornamento Giovedì 28 Giugno 2018 16:39