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Programmazione europea, in gioco 2 miliardi di euro di finanziamenti. "A Catania iniziativa con la Cgil nazionale ma i dati sono scoraggianti"
 
 
È conto alla rovescia in Cgil a Catania, per l’evento sindacale di novembre al quale parteciperà la segretaria nazionale Gianna Fracassi, sull’analisi dello stato della programmazione europea che interessa la città ed il suo territorio provinciale, con bandi per i vari settori produttivi. In gioco, se si guarda alla realizzazione dei lavori pubblici promessi dal Patto per il Sud e dal Patto per Catania, ci sono circa 2 miliardi di euro di finanziamenti. Per il segretario generale della Camera del lavoro, Giacomo Rota, e la segretaria confederale Rosaria Leonardi, si tratta di finanziamenti “che devono partire al più presto, con un serio monitoraggio pubblico e periodicamente aggiornato del cronoprogramma, controllo dei tempi, delle fasi del progetto e - cosa più importante - della forza lavoro locale impegnata”.
Ma cosa rivelano i recenti dati forniti dalla Commissione Europea? I numeri denunciano che mentre in Italia sono stati creati nel settennio 2007/2013 quasi 60 mila posti di lavoro, ancora una volta la nostra Isola si posiziona in coda nella classifica della capacità di programmazione dei Fondi europei. È la stessa Regione Sicilia ad aver certificato che gli obiettivi prefissati nella Programmazione non sono stati centrati e a fornire dati preoccupanti. Per il FESR 2007/2013 è stata ad esempio certificata la spesa di 4,2 miliardi di euro a cui corrisponde la creazione di 8.663 posti di lavoro, quasi mille in meno dell’obiettivo previsto di 9.500 unità.
 
“Non possiamo che constatare quanto sia drammatico non essere riusciti a creare un maggior numero di posti di lavoro. E c’è di più: secondo i calcoli degli economisti, per creare un solo posto di lavoro sono stati spesi ben 484.000 €”, proseguono Leonardi e Rota.
Ci sono poi le altre importanti domande: sarà occupazione stabile? Quali sono i settori dove sono state registrate queste assunzioni e nell’ambito di quali misure? In infrastrutture o in progetti di aziende? Secondo la Cgil di Catania, inoltre, la Regione siciliana non ha fornito in sede di Comitato di sorveglianza altri dati significativi che riguardano l’entità degli investimenti privati aggiuntivi attivati e quale sia stata l’occupazione creata con i fondi FSE per la formazione e le politiche attive del lavoro.
“Tutto ciò sembra certificare il fallimento sul piano delle politiche economiche e sociali e della gestione sociale dei governi regionali che si sono succeduti in quel periodo. Per questo, affermiamo che c’è bisogno senz’altro di una svolta sull’utilizzo dei fondi europei, per non ripetere gli stessi errori nella programmazione attuale 2014/2020, il cui quadro delineato dalla Corte dei Conti e dal Comitato di sorveglianza ha messo in evidenza che la Sicilia è ancora carente sul piano della progettualità, e di conseguenza nell’utilizzo dei fondi, rischiando così di percorrere la strada della programmazione precedente.
 
Ad oggi - concludono i due sindacalisti - per quanto riguarda la programmazione dei Fondi europei POR-FESR 2014/2020, la spesa certificata è pari a zero a fronte di procedure avviate per il 42%; in pratica quelle somme sono ferme in attesa che qualcuno con competenza e con coraggio le trasformi in progetti. Noi non possiamo permetterci ritardi, né possiamo arrivare a fine programmazione con la fretta di dover spendere i fondi in progetti che poi, magari, non avranno alcun impatto economico e sociale sul territorio. Oggi però siamo ancora in tempo per segnare una forte ed efficace discontinuità con il passato. È questo il momento di dare avvio alle grandi opere. Tra i progetti conclusi ritroviamo ristrutturazioni, facciate, infissi, interventi sicuramente essenziali ma di piccole dimensioni, rispetto a quella che è la base dei fondi di 4 milardi e mezzo di euro di cui dispone la Sicilia. Inoltre, nella prossima programmazione ci saranno meno fondi per la politica agricola e per la politica di coesione e le Regioni che oggi non si allineano e non sono efficienti verranno penalizzate. È un motivo in più per sfruttare al massimo l’attuale dotazione a disposizione della Sicilia”. 

Rmdn