Home Tutte le News Notizie CGIL Intervento Angelo Villari allo sciopero generale
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L'intervento del Segretario generale della CGIL di Catania, Angelo Villari, allo Sciopero Generale del 6 maggo 2011
 
 
Compagne e Compagni, Lavoratrici e Lavoratori,
 
svolgiamo questa giornata di lotta a Catania profondamente turbati per la notizia di un altro grave episodio di morte annunciata.
 
Ancora un altro lavoratore, Gaetano Antonio Privitera drammaticamente preso dalla disperazione per la perdita e la mancanza di lavoro si toglie la vita.
 
Ma come si fa ad essere insensibile a questi drammi?
 
Come si fa a non vedere, o forse a non voler vedere, che la situazione come purtroppo da troppo tempo denunciamo è diventata davvero drammatica?
 
Catania è la città con troppi morti sul lavoro e per troppi morti per mancanza di lavoro, di questo ci si deve render conto e a questo dramma che é la priorità delle priorità bisogna che le Istituzioni tutte diano immediata risposta con politiche ed atti concreti che non possono più essere rinviati.
 
La CGIL di Catania dedica questa giornata di lotta a questi lavoratori, alle tante disperazioni di questa città, sapendo che solo un grande impegno collettivo può evitare questi episodi di disperazione individuale.
 
Tutto il sindacato deve essere lo strumento collettivo di lotta e di difesa del lavoro e per il riscatto sociale della nostra provincia.
 
Abbiamo qui ascoltato prima di me le voci del disagio catanese le tante ragioni che sono i punti di forza della nostra Piattaforma e che ci hanno portato, purtroppo  ancora una volta da soli come CGIL, a dichiarare lo sciopero generale a proclamare questa giornata straordinaria di lotta e di partecipazione.
 
L’attenzione che abbiamo registrato, le tante adesioni di lavoratrici, di studenti, di precari, di anziani, attorno alla nostra Piattaforma, che vanno molto al di là della nostra forza organizzata, insieme alla importante adesione del Premio Nobel per la letteratura il Maestro Dario Fo che in Italia rappresenta un punto di riferimento della cultura e dell’impegno civile e democratico, ci inorgogliscono e nel contempo ci caricano di grande responsabilità.
 
Queste presenze, queste adesioni, ci chiedono di continuare a dare voce alle istanze di quanti oggi vivono una condizione di disagio sociale ed economico, di quanti soffrono per il degrado morale e politico in cui viene trascinato il Paese da chi lo governa.
 
In questi ultimi anni abbiamo assistito e ancora continuiamo ad assistere a decisioni e politiche del Governo tese a mettere pesantemente in discussione diritti e tutele che il mondo del lavoro, le forze migliori della società, i nostri padri hanno conquistato con duro sacrificio e con lotte che hanno segnato la storia del nostro Paese.
 
Noi a questo degrado non ci vogliamo rassegnare.
 
La lotta per il lavoro è lotta alla quale non possiamo rinunciare.
 
Il lavoro senza diritti, il lavoro che manca, il lavoro povero, sottopagato, il lavoro che si perde, il lavoro insicuro, il lavoro precario, sono condizioni nelle quali versano oggi milioni di persone, tante lavoratrici e lavoratori, tanti giovani che per questa ragione, non riescono a vivere con dignità la loro vita e non riescono a intravvedere un futuro nel quale costruire il proprio avvenire.
 
Una classe politica di Governo che non vuole affrontare queste questioni, che vuole cancellare il valore del lavoro, che mette addirittura   in discussione lo stesso      principale riferimento della nostra Costituzione, l’articolo 1 che assegna al lavoro un valore fondativo per la nostra democrazia, appare davvero miope.                        
 
Mettere al primo posto l’impegno per difendere il lavoro, per combattere la disoccupazione e il sottosviluppo, per affermare i diritti, la democrazia, la coesione sociale, la solidarietà, la legalità, e l’impegno centrale su cui il Sindacato non può derogare se vuole rappresentare degnamente il mondo del lavoro e impegnarsi per affermarne la sua dignità e la sua crescita. Chi può pensare che questo possa avvenire senza il confronto, la partecipazione attiva delle lavoratrici e dei lavoratori?
 
Chi può pensare che si possano escludere dalle decisioni milioni di persone e il Sindacato che legittimamente li rappresenta?
 
E’ questa un’altra questione decisiva per la democrazia del Paese e non soltanto per la democrazia del lavoro.   
 
La CGIL è convinta che la contrattazione, la stipula di accordi non possa avvenire senza il coinvolgimento dei lavoratori.
 
E’ per questo che pensiamo siano sbagliati gli accordi separati nel commercio, nell’industria, nei servizi e nel pubblico impiego che dividono i lavoratori e le loro Organizzazioni Sindacali.
 
Chiediamo con forza che sui contratti siano i lavoratori ad esprimersi, solo così si possono superare le divisioni tra i sindacati e unificare dal basso le lavoratrici ed i lavoratori.
 
E’ un semplice concetto di democrazia e di rappresentanza che non può essere eluso.
 
I contratti vanno tutti rinnovati, il blocco imposto dal Governo seguito da una parte delle imprese deve essere subito rimosso, nel Pubblico Impiego, così come nella scuola ed in tutti gli altri settori, per garantire a tutti i lavoratori adeguamenti normativi e salariali non più rinviabili.
 
Non ci può essere ripresa economica, rilancio dei consumi senza affrontare la questione dei salari, degli stipendi e delle pensioni.
 
Non si possono accettare stipendi bloccati da anni e salari di 500/600 euro al mese o pensioni di fame.
 
La povertà che ha raggiunto    livelli inaccettabili va combattuta attraverso il rilancio dello sviluppo con politiche attente di sostegno ai redditi più bassi e con il prolungamento degli ammortizzatori sociali in deroga per chi ha perso il lavoro.
 
Le retribuzioni e le pensioni devono recuperare il potere d’acquisto che hanno pesantemente perso in questi anni.
 
L’equità sociale, fiscale, le pari opportunità per tutti sono alla base di una società più giusta e democratica.
 
E’ per questo che noi chiediamo una riforma fiscale che faccia pagare meno tasse ai lavoratori dipendenti ed ai pensionati , introducendo una imposta sulle grandi ricchezze, quelle che superano il milione di euro.
 
Devono pagare di più le rendite e i grandi patrimoni e far pagare di meno chi produce, chi lavora e chi è in pensione.
 
Così si possono avere entrate fiscali maggiori che servano da un lato per rilanciare lo sviluppo dall’altro per aumentare le pensioni ed i salari.
 
Lavoro, equità fiscale, contrattazione, queste sono le parole d’ordine di questo sciopero.
 
E ancora, é inaccettabile che si facciano annunci roboanti di progetti per lo sviluppo, come ha fatto ieri il Governo con la presentazione di un decreto, che poi risultano inefficaci.
 
Non può esserci sviluppo se non si mettono in campo seriamente risorse e atti concreti per far ripartire la crescita del Paese.
 
Basta parole e promesse vogliamo fatti!
 
Noi oggi diciamo anche un no forte e chiaro al tentativo di bloccare il voto referendario prendendo in giro i cittadini di questo Paese come vuole fare il Presidente del Consiglio.
 
Gli italiani hanno diritto di esprimersi contro la costruzione di centrali nucleari che provocano morti e disastri ambientali, così come hanno diritto ad esprimersi in difesa dell’acqua pubblica, l’acqua è un bene di tutti é una risorsa che non va privatizzata.
 
La CGIL con questo sciopero rivendica tutto questo così come rivendichiamo principalmente un impegno forte e straordinario per garantire un futuro migliore e più sicuro alle giovani generazioni, per rilanciare e rafforzare la scuola pubblica, la formazione, l’università, la ricerca e la cultura, insieme ad una rivalutazione del lavoro pubblico e dei servizi pubblici che vanno rilanciati e resi più efficienti, questi sono i   fattori decisivi per la crescita del Paese.
 
L’accesso al diritto allo studio va garantito a tutti i giovani senza discriminazioni di ceto, per affermare la mobilità sociale oggi assolutamente messa in discussione da questo governo.
 
E ancora vanno garantiti accoglienza e diritti agli immigrati, è assurdo che gli immigrati vengano visti come persone che o ci servono oppure ci fanno paura.
 
Catania e la sua provincia attraversano una crisi senza precedenti, quasi tutti i settori sono in crisi, la disoccupazione la povertà il disagio sociale hanno raggiunto livelli inaccettabili.
 
I tagli ai trasferimenti effettuati dal governo mettono a dura prova i comuni con conseguenze pesantemente negative sulle fasce sociali più deboli, in particolare gli anziani e sui servizi sociali e stanno determinando un aumento insopportabile per i cittadini delle tasse e delle imposte locali.
 
Se si continua così si mettono in discussione i diritti di cittadinanza che per noi vanno invece garantiti anche attraverso la contrattazione sociale e territoriale che noi rivendichiamo con forza.
 
La nostra provincia registra un declino pericoloso! E’ possibile continuare così? Noi crediamo proprio di no per questo occorre proseguire un impegno collettivo che veda protagoniste le forze migliori della società a partire dai lavoratori dagli anziani e dai giovani di questa provincia per combattere mafia ed illegalità e per costruire uno stato sociale inclusivo, un sistema produttivo capace di creare sviluppo e occupazione, un territorio sicuro ed attrattivo, una Catania dove lavorare e vivere dignitosamente.
 
Chiediamo al Governo centrale politiche industriali capaci di rilanciare il sistema produttivo Meridionale e catanese, investimenti per rendere moderna e competitiva    la nostra agricoltura di eccellenza.
 
Alla Regione, agli Enti Locali diciamo basta con i continui scontri politici e di potere, si occupino della nostra terra, dei problemi che assillano i cittadini, si occupino di dare risposte concrete per ricollocare i lavoratori espulsi dalle aziende in crisi, la ex Cesame, la Sat, la Marketing Sud, la Coem, si occupino di far partire la Cooperativa per riattivare la produzione in Cesame, si occupino di far finanziare gli ammortizzatori in deroga, si occupino dei problemi della ST, del settore farmaceutico, della Pfizer, della Vodafone, del tessile, si occupino di bloccare la continua crescita degli ipermercati dove si vogliono far lavorare i lavoratori 365 giorni l’anno senza neanche diritto di godersi le feste, si occupino di Catania e dei suoi cittadini, facciano il loro dovere.
 
In preparazione di questa giornata di lotta abbiamo svolto centinaia di assemblee, abbiamo parlato con migliaia e migliaia di lavoratori, di pensionati, di precari, di giovani.
 
Spesso ci è stato detto che le idee, le proposte che portiamo avanti sono giuste ma che è inutile lottare perché le cose non possono cambiare.
 
Noi a tutti coloro che anche giustamente, sono stanchi perché vedono in chi ci governa e nelle controparti imprenditoriali una arroganza   sorda alle richieste di chi lavora, abbiamo detto e lo diciamo chiaro e forte in questa Piazza: la lotta qualche volta non da risultati immediati, la lotta forse qualche volta non paga, ma è la rassegnazione il pericolo più grande, perché è la rassegnazione che non paga mai.
 
La Provincia e la città di Catania hanno dato storicamente un contributo significativo alle lotte per il cambiamento, alla lotta per la democrazia contro il fascismo, alla lotta patriottica per l’Unità d’Italia.
 
L’impegno e il protagonismo dei figli di questa terra è stato sempre generoso, grande e senza rassegnazione.
 
Nel Risorgimento una donna, una eroina catanese, Peppa La Cannoniera è stata protagonista di un episodio che ha contribuito a cacciare i borboni, contribuendo così alla costruzione dell’Unità d’Italia.
 
Questo è un bell’esempio, come tanti altri di cittadini catanesi al quale vogliamo guardare ed ispirarci, perché siamo convinti che il riscatto di Catania e del nostro Paese passa solo attraverso l’impegno forte di ciascuno e di tutti noi, passa attraverso il protagonismo collettivo dei giovani, delle donne, dei lavoratori, dei pensionati che credono in un cambiamento possibile..
 
La CGIL è e sarà sempre a fianco e alla testa di questo voglia di cambiamento, cercando di allargare il fronte, cercando di tenere aperte tutte le strade dell’unità dei lavoratori per il bene del mondo del lavoro, di Catania e di tutto il Paese.
 
Viva i lavoratori, Viva la CGIL.
 
Angelo Villari
 
Ultimo aggiornamento Martedì 10 Maggio 2011 21:25