Martedì 18 Dicembre 2018 17:19
Stampa
Servizi didattici all’Università di Catania, 44 licenziati. Per la Filcams è “atto discriminatorio e illegittimo”
 
 
Il caso del licenziamento dei 44 lavoratori dell'appalto dei servizi didattici dell'Università di Catania è stato al centro del confronto tenutosi ieri in Prefettura a Catania con i sindacati. La Filcams Cgil parla senza mezzi termini di “atto non solo discriminatorio nei confronti di 44 lavoratori licenziati attraverso un accordo discutibile e probabilmente illegittimo ma, soprattutto, di una scarsissima visione sociale ed etica di un Istituzione come l'Università di Catania. L’Ateneo, invece di essere garante delle leggi  come il Dlgs 50/2016 che salvaguardia l'occupazione attraverso le clausole sociali in caso di cambio appalto, tenta furbescamente di creare conflitti e contrapposizione di diritti ugualmente legittimi fra lavoratori, e approdare ad una spending review tutta sulle loro spalle”.
 
Il segretario generale  della Filcams di Catania, Davide Foti e la segretaria provinciale Concetta La Rosa, sottolineano inoltre che solo 125 lavoratori sono stati riassorbiti “ma a prezzo di un notevole taglio di ore, che in alcuni si rivela sotto la soglia di vivibilità che non offre loro neanche la possibilità di godere degli assegni familiari.
A questo si aggiunga il taglio dei servizi pubblici, come il servizio di portierato presso le sedi dell'Università che, a causa della soppressione del servizio non messo a gara,  ha portato alla chiusura di alcune sedi, con il rischio concreto che una assenza continua di servizio possa comportare anche seri rischi per i giovani studenti che si troveranno senza alcun filtro agli ingressi dei locali universitari, esponendoli a rischi sicurezza”.
 
Per quanto riguarda il valore effettivo dell’accordo firmato presso l'Ufficio Provinciale del Lavoro di Catania da organizzazioni sindacali non firmatarie del CCNL del Multiservizi con il beneplacito dell'Ateneo, per la Filcams questo rivela “tante ombre in cui vede leso il diritto al lavoro di una parte dei 170 lavoratori a cui non verrà applicata la clausola sociale prevista nel bando e dell' art.4 del CCNL Multiservizi. In questa riunione abbiamo registrato il silenzio della Università di Catania rispetto alla mancata applicazione della garanzia occupazionale che viola norme contrattuali e di legge se non  quello di fare spallucce e ripetere come un mantra la necessità per l'Ente pubblico di fare una operazione di dimagrimento dei conti pubblici”.
 
A nulla è valsa la ricerca di una creazione di un bacino per i licenziati sottoscritta nell'accordo e smentita di fatto in Prefettura dove nessuna garanzia di ricollocazione è stata data.
Foti e La Rosa chiedono dunque al Magnifico Rettore di Catania “le ragioni della mancata applicazione della norma di garanzia, la cosiddetta clausola sociale”, invitandolo ad essere “garante di legalità e attivandosi sin da subito a cercare una soluzione idonea a questo massacro sociale di cui l'Università storica italiana come quella di Catania non può essere colpevole. E alla società subentrante affinchè si dimostri all'altezza del ruolo , quale azienda a carattere nazionale di  svolgere anche una funzione sociale e di solidarietà di impresa che come tale li vorrebbe propulsori della occupazione.
 
Tuteleremo tutti i lavoratori coinvolti e ci attiveremo sin da subito con ogni mezzo sindacale e legale a nostra disposizione poiché nessuno può permettere una discriminazione lavorativa, sociale e morale verso i più deboli. E nessuno può consentire che famiglie possano vivere con retribuzioni mensili di poco più di 300,00 euro “.
 
Rmdn