Mercoledì 12 Dicembre 2018 18:45
Stampa
DOCUMENTO SUL DISSESTO DEL COMUNE DI CATANIA

Il Comitato Direttivo della CGIL di Catania, allargato alle Segreterie delle Categorie, si è riunito in data 11 Dicembre 2018, presso il Salone Russo, di Via Crociferi a Catania, per discutere sulla situazione del dissesto finanziario del Comune di Catania. Sentita la relazione del Segretario generale ed il contributo scaturito dal dibattito, sintetizza in questo documento, analisi, priorità e proposte per affrontare questo grave momento che interessa la città e che deve vedere la CGIL protagonista di azioni forti ed efficaci, per scongiurare la “macelleria sociale” che minaccia circa 10.000 lavoratori tra direttamente coinvolti ed indotto, oltre che scatenare una crisi economico finanziaria che avrebbe ripercussioni per l’intera economia dell’area metropolitana.
 
Per avere contezza della gravità della situazione, bisogna premettere che Catania è una città che, pur contando 315.000 abitanti, offre servizi a circa 800.000 persone che tutti i giorni si recano in città per usufruire delle prestazione di carattere sociale, sanitario, didattico, commerciale, turistico e culturale. Il pronunciamento definitivo della Corte dei Conti di dichiarazione di dissesto, respingendo il ricorso amministrativo sul quale anche le organizzazioni sindacali avevano riposto buone speranze, è piombato come una mannaia in questa grande città, già fortemente provata dalla crisi dell’ultimo decennio, che è la 10^ città d’Italia per grandezza e la prima metropolitana ad andare in default. Facile immaginare come questa decisione si sia trasformata in un incubo per la quotidianità ed il futuro dei lavoratori interessati, oltre che per i dipendenti delle imprese creditrici che rischiano in tal modo di fallire.
 
Sono a serio rischio i servizi sociali a domanda individuale e quelli essenziali in cui prestano attività circa 1700 addetti per le prestazioni relative ad: asili nido, assistenza anziani e disabili, assistenza educativo assistenziale; con le cooperative sociali già provate da ritardi gravi sugli accrediti, i cui lavoratori, nonostante ciò, hanno dimostrato dedizione e senso di responsabilità nel mantenere comunque vivi i servizi per tutta la cittadinanza e la stessa area metropolitana. Qui le cooperative sociali e gli enti del terzo settore sono sicuramente le più penalizzate, considerato che la voce del costo del lavoro rappresenta oltre il 90% del totale. Ancor più grave il ritardo degli stipendi dei circa 2700 dipendenti comunali e della Catania Multiservizi che con i suoi 500 dipendenti è una delle società partecipate più grosse del comune. Si tratta, quindi, di circa 3200 lavoratori che non riescono più a garantire il reddito alle loro famiglie, pur dovendo, i primi, portare avanti le funzioni amministrative che in caso contrario paralizzerebbero la città, i secondi, insieme a tutto l’indotto legato al settore del commercio, garantire importanti servizi di manutenzione per la sua vivibilità.
 
A rischio anche il percorso di stabilizzazione dei precari storici del comune di Catania che, da circa 26 anni, garantiscono il funzionamento di uffici e servizi comunali. Circa le conseguenze ricadenti sulle Società Partecipate del Comune, si segnala anche la situazione dell’ASEC TRADE, con i suoi 15 dipendenti, la cui messa in liquidazione era stata congelata dalla nuova amministrazione al 31 dicembre 2018 e per la quale invece si apre uno scenario incomprensibile sul suo futuro e sulla destinazione dei lavoratori. Per quanto riguarda le altre grosse Società, cioè la SIDRA e l’ASEC, pur non essendoci preoccupazioni immediate, in quanto produttive ed in buona salute, bisogna tenere in considerazione le conseguenze che subiranno i tanti acquedotti privati che sono collegati alle grosse aziende, nel momento in cui si sarà costretti a razionalizzare le spese relative alle esternalizzazioni.
 
Tra le partecipate l’AMT, con circa 700 dipendenti, già fortemente penalizzata dalla riduzione dei trasferimenti regionali, ha accumulato negli ultimi sei anni un enorme credito da parte del comune (circa 33 milioni di euro), per i ritardi dei pagamenti che hanno, conseguentemente, generato debiti ed interessi con le banche. Ma qui oltre al credito, che non si comprende come potrà rendersi esigibile, è necessario scongiurare che il trasporto pubblico locale non venga considerato come servizio essenziale per la cittadinanza ed evitare, quindi, che subisca un indebolimento per il trasporto dell’utenza. Sarebbe un segnale terribile per la città, che non ha mai registrato eccellenze in questo ambito. In questa situazione, si ritiene fondamentale la salvaguardia ed il rilancio dell’Istituto Vincenzo Bellini, con i suoi 100 dipendenti tra insegnanti e personale amministrativo, nel delicato periodo di transizione verso la statizzazione che potrà essere conseguita solo se questo ente di alta formazione, importante per tutta la Sicilia orientale, con una media di 800 allievi per anno, riuscirà a sopravvivere.
 
L’obiettivo è quello di assicurare la sopravvivenza dell’istituto fino al 2020 e per questo serve l’intervento della Regione e del Ministero. Ma non possiamo tralasciare il destino dei nostri teatri tra cui il ”Massimo” e “Lo Stabile” che, vivendo anche dei proventi provenienti dal comune, rischiano di perderli e di non poter contare sui lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria, utili a rendere agibili gli importanti immobili, uno dei quali di grande pregio monumentale ed artistico. Le ripercussioni presto andrebbero a sconvolgere anche i servizi dell’igiene ambientale, già provati da quanto è accaduto circa 1 anno fa, quando a seguito delle indagini della magistratura, venne scoperto un sistema di corruzione che ha coinvolto anche funzionari del comune con ruoli apicali e che godevano della fiducia dell’amministrazione comunale. Per questo è fondamentale che venga posto in essere dagli organi competenti un maggiore controllo del servizio pubblico.
 
E’ una intera economia che si neutralizzerebbe, in una città che ha tante bellezze e potenzialità e per cui non è accettabile che le conseguenze del dissesto ricadano sui lavoratori che svolgono quotidianamente il proprio lavoro e che non hanno nessuna responsabilità su quanto sta accadendo. Anche per questo, si chiede al Prefetto di insediare immediatamente il tavolo di crisi per assumere tutte le iniziative necessarie a scongiurare uno stato di crescente e diffusa tensione che crea allarme per l’ordine e la sicurezza pubblica, che sta maturando sempre di più e che potrebbe produrre conseguenze drammatiche per migliaia di famiglie catanesi I lavoratori ed i cittadini catanesi hanno diritto di conoscere chi, ed in quale misura, ha la responsabilità di quanto accaduto. E’ un passaggio che non può essere rimosso, anche allo scopo di non ripetere più gli stessi errori. La responsabilità va ricercata nel fallimento amministrativo dell’ultimo ventennio, a partire dalla Giunta Scapagnini, con vice sindaco Lombardo, a cui si riconduce il primo indebitamento, talmente grave da rendere complicato alle successive amministrazioni, da Stancanelli, con assessore al bilancio Bonaccorsi, a Bianco di poter recuperare.
 
E’, infatti, evidente da atti amministrativi e contabili, che anche le giunte Stancanelli e Bianco non abbiano agito in controtendenza; sta nei fatti che entrambe non hanno avviato tutte le azioni necessarie per sanare i loro bilanci. In particolare, negli ultimi cinque anni dell’amministrazione Bianco,non sono state messe in atto efficaci politiche di risanamento che bloccassero il dissesto. Inoltre la percentuale di recupero dei tributi evasi è stata pari allo zero. In generale, si può affermare che è stato un ventennio nel quale vi è stato un gioco di debiti fuori bilancio, frutto anche della stagione degli espropri fatti male e di una legislazione.
 
troppo sbilanciata a vantaggio delle proprietà privata e dei lavori pubblici gestiti peggio, che ha assunto livelli di incomprensione e di mancata trasparenza che non possono non far pensare a cattiva gestione e mala fede nel guardare al bene ed al futuro della città. Qui va sottolineato come, troppe volte, assessori di una giunta hanno cambiato provenienza politica per continuare a sedere sui banchi di un’altra giunta, passaggi che oggi assumono un valore ancora più stucchevole, considerati i risultati amministrativi ed il triste epilogo a cui si è sopraggiunti. Ma va anche ricordato come la gestione dissennata delle società partecipate, abbia costituito una delle fonti di dispersioni economiche che non hanno prodotto altrettanta produttività per i servizi della città e che fa vivere grossi pericoli al destino dei lavoratori che, si ribadisce, non hanno nessuna responsabilità per ciò che è accaduto.
 
A tal proposito, si ricorda che la posizione della CGIL, anche a seguito dell’applicazione della legge Madia, era quella di salvare tutte le Società Partecipate sane, sostenendole nel rilancio, affinché fossero in grado di offrire servizi efficaci e produttivi per la cittadinanza catanese. Si deve riconoscere che a questo disastro ha contribuito fortemente anche il mancato pagamento dei tributi da parte di una larga fetta della popolazione. Una evasione che pesa come un macigno, sia perché non è stata effettuata una seria politica di recupero, da parte di tutte le amministrazioni che si sono succedute nell’ultimo ventennio, sia perché troppo spesso inesigibile per l’impossibilità di perseguire i diretti interessati. La sensazione è che, nel tempo, invece di curare la malattia, ne siano stati occultati i sintomi: per sopperire alla mancanza di liquidità si è fatto un uso distorto dei fondi vincolati ma anche anticipazioni di cassa ed esposizioni bancarie.
 
Inoltre, è come se la mancata riscossione sia il frutto di una chiara scelta politica che andava nella logica di scambio dell’acquisizione del consenso. Oggi, però, non può essere più derogabile l’avvio di una lotta all’evasione tributaria che, oltre che perseguire efficacemente coloro che sono in condizioni di pagare, deve puntare alla sua prevenzione, senza però accanirsi contro i più deboli che fanno fatica a pagare anche servizi essenziali come acqua e luce. Inoltre, risulta evidente come il dissesto di Catania ma anche di moltissimi altri comuni in stato di pre dissesto è direttamente legato a due importanti interventi normativi del 2000, fortemente voluti dalla Lega: il federalismo fiscale e la spending review . La loro combinazione ha indebolito fortemente le casse degli enti locali in quanto, con il federalismo le entrate dei comuni non sono più, come era in passato, legate ai trasferimenti dello Stato calcolati sulla base dell’uguaglianza e della popolazione ma calcolati sulla base degli incassi dei tributi locali. In ciò è evidente che dove non c’è lavoro e dove il reddito medio pro capite è più basso, i trasferimenti diminuiscono rispetto a quanto accadeva con il sistema precedente.
 
Inoltre, è mancato in questi anni un efficace intervento di perequazione da parte dello stato , mai compiutamente attuato, per cui i cittadini delle zone disagiate hanno ricevuto minori servizi in ragione delle minori risorse dei propri enti locali. Qui occorre che il gruppo dirigente della CGIL operi una seria riflessione a livello nazionale sulla riforma del titolo V della costituzione che sta mettendo a dura prova tantissimi comuni del Sud. Infine, con la recente approvazione del rendiconto 2017, l’amministrazione Pogliese dovrebbe ottenere 31milioni e 600 mila euro di fondi statali oltre che ulteriori 8 milioni a fondo perduto da parte della Regione oltre che 20 milioni, sempre se la legge che destina questi fondi per i comuni in dissesto verrà votata all’ARS., pertanto deve mantenere gli impegni già assunti sulle scadenze per i pagamenti degli stipendi arretrati , e che devono arrivare a tutti i lavoratori interessati.
 
L’obiettivo immediato è quello di avviare entro il 15 dicembre il pagamento delle spettanze arretrate che dovrebbero riguardare i dipendenti comunali, quelli delle partecipate, delle cooperative e delle aziende fornitrici. Il problema fondamentale in questa fase è quello dei tempi che devono assolutamente essere rispettati, nella consapevolezza che la parte più. impegnativa riguarderà la gestione futura, della mancanza di liquidità delle casse, del commissariamento del bilancio. Per questo la CGIL rivendica un confronto serio, serrato e concreto con la Giunta Pogliese, che è stato promesso in varie occasioni, compresa quella della campagna elettorale, e che di fatto non si è ancora avviato concretamente, nonostante la forte richiesta unitaria di concertazione da parte di CGIL ma anche di CISL, UIL e UGL, di costituire un tavolo in cui si possa discutere insieme del piano di risanamento che si dovrà adottare dopo la dichiarazione di dissesto che dovrebbe avvenire il 12 dicembre p.v.
 
La CGIL crede che sia possibile trovare soluzioni che possano riaccendere la speranza dei cittadini catanesi; perché, al di là del fallimento dell’intera classe dirigente politico amministrativa, Catania è una realtà viva ed ha tutte le energie e le potenzialità per poter risorgere da questa grave crisi finanziaria, partendo anche da ciò che è stato meno valorizzato come il turismo e la cultura. Inoltre, Il comitato direttivo della CGIL di Catania, dopo le diverse manifestazioni e prendendo atto dello stato di agitazione dei dipendenti comunali e delle cooperative sociali, chiede ai governi nazionale e regionale di intervenire urgentemente, così come per altre grandi città italiane, innanzitutto con aiuti economici, per affrontare l’immediata crisi di liquidità e consentire al comune di garantire l’ordinaria amministrazione.
 
Gli interventi economici devono essere tali da garantire anche per il 2019, salari ai dipendenti comunali ed alle cooperative sociali, nonché il funzionamento dei trasporti, dei servizi sociali, delle manutenzioni e di poter espletare le gare per i rifiuti e liquidare le aziende private creditrici. Infine, auspica che di fronte a questo scempio, la politica possa finalmente e concretamente agire con senso responsabilità. Pertanto, ritiene indispensabile che tutti gli schieramenti politici, raggiungano il giusto raccordo per trovare soluzioni urgenti ma anche a medio termine, in cui si possano individuare tutti gli strumenti possibili per il superamento di questa grave crisi economica.
 
Catania 11 Dicembre 2018
Ultimo aggiornamento Mercoled√¨ 12 Dicembre 2018 18:51