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“Investire sui beni sociali”
 
 
L’intervento del segretario confederale Cgil Maurizio Landini in prima pagina domenica sul quotidiano “La Sicilia”
 
Investire sui beni sociali
 
di Maurizio Landini
 
segretario confederale CGIL
 
L’emergenza sociale e democratica del nostro Paese, a partire dal Mezzogiorno è garantire ad ogni cittadino la possibilità/dovere di svolgere un lavoro con pieni diritti. Per questo serve definire un nuovo progetto di sviluppo socialmente ed ambientalmente sostenibile, di lungo respiro che abbia l'obiettivo della piena occupazione e del governo dell'innovazione tecnologica ed organizzativa. La legge di bilancio imposta dal sedicente "governo del cambiamento" non va in questa direzione. Le risorse pubbliche da destinare agli investimenti vengono ridotte e si continua, sulla stessa linea dei governi precedenti, a fare affidamento sulla logica degli incentivi e della decontribuzione. Dopo 10 anni di crisi che hanno sconvolto le economie occidentali, l'Italia è lontana ai livelli economici del 2007 ed è aumentato il divario tra il Mezzogiorno ed il Centro Nord nonostante timidi segnali positivi di alcune aree territoriali del Sud. L'esperienza non insegna nulla neanche a questo nuovo governo. La Cgil propone da tempo di aprire una vera vertenza con l'Europa per scomputare dal debito gli investimenti pubblici senzai quali non si crea lavoro e non riparte l'economia. Rivendichiamo la necessità di un Piano del Lavoro, misure per la creazione di lavoro di qualità, anzitutto per i giovani e le donne, promuovendo ad esempio, un Piano straordinario per la manutenzione del territorio e per lo sviluppo urbano che garantirebbe importanti ricadute economiche per i territori e per settori determinanti come l'agricoltura, il turismo, la green economy.
 
Il primo nodo da affrontare, in termini di investimento, sono le infrastrutture materiali e immateriali, quelle sociali innanzitutto: dobbiamo investire sulla scuola, dalla copertura degli asili nido al tempo pieno, sugli ospedali e sui servizi sociali e socio assistenziali, per colmare una voragine nell'esercizio concreto dei diritti tra le diverse aree del nostro paese che non è più tollerabile. E poi le infrastrutture di trasporto e logistica così come quelle digitali, investendo sia sui grandi assi viari e ferroviari, come la Palermo Catania, sia su quelli considerati, a torto, secondari ma altrettanto importanti per connettere i territori e le persone. Anche in questo caso, invece ci troviamo di fronte a tagli significativi, con 2,3 miliardi in meno per il contratto con RFI ed al blocco dicentinaia di cantieri.
Tutto ciò, del resto, è la condizione per aprire una nuova stagione di politiche industriali che pongano le basi per un rilancio dell'industria e dell'intero sistema dei servizi e manifatturiero senza i quali non è possibile immaginare una reale risposta occupazionale. Dal 2007 il Mezzogiorno ha perso un terzo del valore aggiunto in questo settore e ormai intere aree sono deserti industriali. Non bastano i pochi segnali positivi o le eccellenze, serve un ruolo maggiore e più incisivo dello Stato nel rilancio dell'industria meridionale, sia in termini di investimenti che di coordinamento delle politiche. Noi proponiamo la costituzione di una nuova IRI, un'Agenzia per lo Sviluppo industriale che definisca indirizzi coerenti di politica industriale e promuova il coordinamento dei vari attori istituzionali coinvolti.
 
Nella legge di Bilancio ci sono l'istituzione di Investitalia e di una cabina di regia per gli investimenti: segnalano che il Governo si è posto il tema di nuove politiche di sviluppo ma poi si tagliano risorse, manca una visione unitaria sovraregionale strategica, una adeguata autonomia dalla politica e ad oggi non vi è alcuna volontà di confronto con le organizzazioni sindacali. Ma per dare concretezza agli investimenti pubblici, servono anzitutto le risorse ordinarie, applicando come minimo la clausola del 34% prevista in manovra e bisogna fare assunzioni che aumentino gli organici della pubblica amministrazione e dei servizi pubblici, investendo anche nella formazione e nell'innovazione. Il Governo va purtroppo in una direzione diversa con un blocco del turn over per quasi tutto il 2019, un piano molto limitato di nuove assunzioni e un ridicolo ed offensivo stanziamento per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego (14 euro lordi per i prossimi 3 anni).
E in questo senso, lo diciamo chiaramente, la strada non può essere di certo quella di un indebolimento del controllo di legalità per snellire i processi amministrativi e non condividiamo la modifica al codice degli appalti che aumenta i margini dell'affidamento diretto e l'ipotesi di ulteriori revisioni della norma. Così come è necessaria una vera lotta all'evasione ed una reale riforma fiscale che in nome della progressività riduca le tasse a chi per vivere ha bisogno di lavorare e colpisca la rendita i grandi patrimoni e le grandi ricchezze.
 
Non si deve assolutamente arretrare sul fronte della corretta gestione amministrativa intervenendo sulle criticità e sostenendo gli enti locali a livello finanziario, in una logica perequativa e solidale, come nel caso del Comune di Catania dove è necessario agire subito, ai vari livelli istituzionali, a tutela in primo luogo dell'occupazione e della continuità dei servizi ai cittadini, come indicato anche dalla CGIL catanese. Lo sosteniamo, anche alla luce della discussione, tutt'altro che trasparente, sull'autonomia differenziata, che rischia di aumentare le disuguaglianze territoriali e di spaccare ancora di più questo Paese. La nostra Carta Costituzionale va applicata per rafforzare l’unità del Paese garantendo a tutte le persone i diritti sociali e civili fondamentali. Il compito di un governo oggi è quello di occuparsi dei problemi reali delle persone, del lavoro e dello sviluppo, e non invece come sta facendo in particolare il Ministro degli Interni, alimentare divisioni ed egoismi, come sul tema dei migranti. Da questo punto di vista noi condividiamo e sosteniamo l'iniziativa dei sindaci e delle tante realtà sociali che in queste ore stanno contrastando l'applicazione del Decreto Sicurezza. Noi pensiamo, all'opposto, che bisogna fare ogni sforzo per unire il Paese, per contrastare le disuguaglianze sociali e quelle territoriali avendo come faro il lavoro e i bisogni delle persone, Proprio per questo nei prossimi giorni, anche alla luce di tutti i provedimenti che il governo ha preannunciato ma che ancora non si conoscono, la Cgil insieme alla Cisl ed alla Uil intende mettere in campo una campagna di discussione nei luoghi di lavoro e nel Paese da concludere con una grande manifestazione nazionale.

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 07 Gennaio 2019 23:25